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“Per amare gli altri devi sentirti a tuo agio con te stesso”

L’idea che l’infanzia sia scevra da stress è del tutto sbagliata. Essa non è riducibile, infatti, come alcuni credono a un periodo di innocenza e noncuranza, di sicurezze familiari e amicali. Nel corso della stessa, infatti, possono verificarsi non solo eventi che cambiano per sempre la famiglia del bambino, come il divorzio dei genitori, o la morte e la malattia di uno di essi, ma anche eventi come il dover fronteggiare dei coetanei bulli a scuola, il trasferirsi in un altro quartiere o città, l’ottenere una cattiva performance nello sport, l’avere un problema con i compiti scolastici o altro…Spesso l’aspetto ludico dello svago viene completamente ignorato o rimosso in favore di una costante sensazione di “dover fare” e di “dover far bene” con speditezza e celerità; questo porta una precoce competitività e una percezione della vita in termini di vittoria e sconfitta. Inoltre i bambini spesso si “preoccupano” per il benessere dei propri genitori, per ciò che in famiglia e a scuola pensano di loro, per gli amici e la mancanza di amici, per la loro sicurezza e per quella di coloro che amano.

Per fronteggiare situazioni di stress la mindfulness appare uno strumento prezioso.

La mindfulness è uno stato mentale di autoregolazione dell’attenzione e un’attitudine generosa verso i propri contenuti mentali che consente di prendere consapevolezza dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni, di osservarli senza giudizio e di elaborare risposte consapevoli appropriate piuttosto che produrre reazioni caotiche e automatiche. Studi scientifici dimostrano che il training alla mindfulness sia in grado di migliorare il benessere generale dei bambini, riducendo lo stress, l’ansia la reattività e il cattivo comportamento. Importanti miglioramenti sono stati ottenuti rispetto al sonno, all’autostima, alle emozioni, alla consapevolezza di sé, all’empatia, alla maggiore attenzione e concentrazione.

Le ricerche sull’applicazione della Mindfulness in età evolutiva iniziano a diffondersi, nonostante ci siano ancora molti studi pilota e pochi protocolli validati scientificamente.

Lavorare con i bambini sembra essere una “spinta naturale”, basti guardare  la tendenza dei bambini a vivere le esperienze con naturale consapevolezza rispetto agli adulti: ad es. se osserviamo un bambino piccolo nella  prima esperienza con il cibo, vediamo come diviene consapevole attraverso i 5 sensi, afferra il cibo, lo guarda, lo tocca, lo avvicina al viso, lo annusa, lo ascolta e lo assapora.

I bambini vivono “momento per momento” ogni esperienza, essi innescano “il pilota automatico” in risposta ad uno stimolo immediato, e poi rapidamente passano ad un’altra esperienza.

Con la crescita parte di questa consapevolezza viene persa poiché aumentano i condizionamenti dell’ambiente e gli stimoli che incrementano la modalità del fare e il “pilota automatico”.

Diversi studi e ricerche sottolineano un’alta prevalenza nei bambini e negli adolescenti di stress, ansia, depressione e disturbi alimentari che vedono una significativa riduzione dei sintomi grazie alla pratica di consapevolezza.

Nel settore educativo si vanno sempre più diffondendo ricerche che mostrano numerosi vantaggi nel potenziamento cognitivo dei bambini e degli adolescenti. In primo luogo, la consapevolezza migliora la memoria, “ i bambini spesso dimenticano le cose semplicemente perché non fanno attenzione…potranno ricordare le cose meglio se sviluppano la modalità dell’essere, attraverso la consapevolezza di se, che può aiutare sia nell’apprendimento che nello sport” (Fontana & Slack, 1997). In secondo luogo migliora l’attenzione (molto utile nei bambini iperattivi e disattenti o con ADHD) e favorisce l’autocontrollo e l’autonomia, importante per ridurre l’aggressività. La pratica della mindfulness può essere utile anche per i bambini che sono aggressivi, in quanto diventando più consapevoli di sé e concentrandosi su se stessi, impareranno come funziona la mente e il loro processo di pensiero, promuovendo una maggiore consapevolezza delle proprie esperienze del mondo (Fontana & Slack, 1997).

Per insegnare ai bambini la consapevolezza, è importante iniziare con attività-gioco che richiamano la curiosità e la semplicità insita in loro. Importante anche differenziare i tempi per la pratica e proporre pratiche specifiche per bambini: ad esempio, mentre un adulto può iniziare a provare a meditare per 15 minuti, sarebbe più appropriato per un bambino iniziare con cinque minuti; la  progressione che probabilmente è la più utile nel tipo di pratica da proporre è : partire con l’attenzione più concreta per l’ambiente esterno, quindi muovere all’esperienza del corpo, ed infine introdurre l’attenzione sulla mente e esercizi di meditazione del respiro.

Un’altra nota importante da insegnare ai bambini è che la persona che insegna la consapevolezza dovrebbe conoscere bene e praticare gli esercizi prima di insegnarli e praticare la consapevolezza in generale. Dobbiamo mettere in pratica ciò che insegniamo. Come Kabat-Zinn (2003) afferma, la mindfulness “non può essere insegnata agli altri in modo autentico, senza che l’istruttore la pratichi nella sua propria vita “. Non è qualcosa che si impara a conoscere a un seminario o leggendo.

Alcuni bambini possono avere difficoltà con la pratica, all’inizio e rifiutarsi di partecipare, in questo caso dovrebbero essere incoraggiati a provare, magari con diverse forme di “mindful play”, o per breve tempo (Adatt. a cura di S.Rotondo 2014).

La mindfulness non è solo uno strumento, ma  un assetto mentale utile per lo sviluppo del bambino. Infatti, può apportare un contributo significativo alla crescita sana e alla qualità di vita anche nei più piccoli.

Anche nella psicoterapia con i bambini può essere utilizzata nel lavoro sul trauma, integrata con l’ EMDR, per prevenire aspetti dissociativi e incrementare uno stato di sicurezza e protezione che in alcune situazioni viene fortemente minacciato.