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Carissimo insegnante,

mi hai chiesto di aiutarti a capire il malessere, cioè il disordine mentale e l’inquietudine emotiva, che circolano nella tua classe.

Ci provo.

Comincio subito con il deluderti poiché il disagio dei bambini e dei ragazzi non si può né eliminare né cancellare né tanto meno togliere.

E lo sai perché?

Perché il disordine mentale che pervade i comportamenti aggressivi e provocatori degli alunni fa parte integrante del loro percorso di crescita.

Perché l’inquietudine emotiva che percepisci in ogni allievo è collegata alla sua fatica di diventare grande.

Ogni bambino, infatti, per crescere, si trova costretto ad attraversare dei momenti di disequilibrio che gli sono necessari per poter transitare da un grado di maturità a quello successivo.

E ogni volta che passa da uno stadio all’altro si trova a dover “ridefinire la sua identità”.

E’ proprio questa continua definizione del proprio Sé che è contrassegnata da disagi, disordini e inquietudini.

Ogni tuo alunno per crescere ha bisogno di cambiare continuamente, e questo suo incessante evolversi, e questo suo continuo passaggio da una posizione mentale all’altra, lo squilibrano costringendolo ogni volta a ricercare un nuovo e diverso bilanciamento.

Se crescere è una trasformazione inarrestabile che non lascia certamente tranquilli, cosa significa allora promuovere agio e benessere nei tuoi alunni?

Per me vuol dire che, tu per primo, devi entrare in contatto con i tuoi disagi e i tuoi malesseri se vuoi aiutare anche i tuoi alunni a ricercare questo contatto con le sofferenze derivanti dai loro disagi e dai loro malesseri.

Ecco allora che la forma riflessiva del verbo raccontare diventa un’importante, e spesso unica, modalità narrativa che può portare a una trasformazione.

Raccontarsi significa, infatti, narrare di se stessi a se stessi.

Per narrarsi però, bisogna essere passati prima per l’esperienza di essere stati ascoltati e raccontati da qualcuno che sapeva parlare a se stesso.

Il crescere chiede continuamente e incessantemente ai bambini delle evoluzioni. Evolvere significa andare verso l’ignoto, e andare alla scoperta di ciò che non si conosce crea inevitabilmente dei timori. Nella strada della vita, infatti, si può camminare solo se si trovano nuovi equilibri. E l’equilibrio non è mai una situazione statica e definitiva, bensì un continuo e incerto movimento anche per i genitori e per gli insegnanti.

Se tutto questo te lo sei dimenticato io non posso dirti nulla.

Come potrei infatti suggerirti di ricercare il significato del disagio se non sei disposto a lasciare le tue sicurezze?

Se invece ti riconosci in questa fascia dell’apprendere, cioè del cambiare, possiamo continuare a esplorare la realtà.

E’ proprio il riconoscimento di questo tuo travaglio che ti permette di capire meglio quello dei tuoi alunni e delle loro famiglie.

La paura di ciò che non si conosce non termina mai.

Ognuno di noi può dotarsi di un equipaggiamento più o meno solido per affrontarlo.

E’ il tuo desiderio di offrire anche ai tuoi alunni e alle loro famiglie questo bagaglio che permette a tutte e tre le componenti di questo processo educativo e formativo – insegnante, allievo, genitore – di affrontare insieme questo cammino.

Potresti dirmi che sei preoccupato a volte addirittura sfiduciato , nel comprendere se puoi aiutare alunni e famiglia. Sono stati d’animo che fanno parte della tua crescita, anche di quella professionale.

E’ quindi impossibile evitare la sofferenza e l’inquietudine che alunni e genitori ti creano.

Solamente se dentro di te hai imparato a convivere con l’incertezza e il dubbio puoi insegnare ad affrontarli.

L’instabilità emotiva è dunque il prezzo che ogni individuo deve pagare per progredire.

Sono allora la rigidità e la stereotipia che creano il disagio.

Sono invece la mobilità e il cambiamento che creano l’agio e il benessere.

Per questo devi prima accettare che tutti vivano dei disagi.

Non è che vali meno perché ti senti inadeguato, provi apprensione, temi l’insuccesso e non sai più a che santo votarti.

Saresti più fuori luogo se ti pensassi perfetto, se credessi che si può avere la risposta giusta a tutto, se ti ritenessi uno con la verità in tasca, se ambissi a vivere senza rischi, a educare senza incertezza, a far apprendere senza dubbi.

Nemmeno i tuoi alunni allora sono strani solo perché hanno paura di non farcela a diventare grandi.

La crescita è dura ma anche affascinante. Solo se ne sei convinto puoi aiutare i tuoi ragazzi a non scappare dalle delusioni della vita e ad accettare invece le inevitabili frustrazioni che esse arrecano.

Non è, infatti, la sicurezza che crea benessere, bensì la capacità di reinventarsi la vita creativamente quando s’inciampa, si cade, s’incontrano delle difficoltà.

Adesso il tuo compito è quello di sostenere i tuoi alunni nel loro percorso evolutivo per fare in modo che si ritirino e non fuggano di fronte a ciò che li impaurisce e li fa star male.

So bene che ti impressionano di più i comportamenti di Maicol, sempre irrequieto e aggressivo , di quelli di Martina che se ne sta invece buona nel suo banco.

Ti chiedo: “ La bambina non potrebbe soffrire più del bambino?”

So bene che alcune modalità dei ragazzi di comunicare la loro inquietudine ti irritano più di altre.

Ti domando: “ Non è che la differenza sta proprio nel modo in cui tu le vivi queste loro inquietudini?”

Ti chiedo: “Non è che tu classifichi il disagio dei ragazzi in base a quanto ti scombussola?”

Nel caso di Maicol e Martina hai stabilito che il disagio dei maschi che ti rompono di più è maggiore di quello delle femmine che invece ti rompono di meno.

Non ti sembra un giudizio un poco azzardato? A volte dietro quei silenzi c’è l’impossibilità ad ascoltare se stessi e a compiacerti per potersi sentire visti. Lo sai quanto disagio c’è dietro quel ragazzino che per compiacenza o paura o ancora il bisogno di approvazione è disposto ad indossare i panni del bravo ometto pur di ottenere accoglienza e affetto?

Allora ti prego, non fermarti alle apparenze. Il più delle volte esse ingannano.

Lo so che vorresti parlarmi di Jessica che non sta mai attenta.

Pensa “Non potrebbe essere che dietro alla sua distrazione ci sia invece la richiesta che tu più sollecito verso di lei?”

So che ti piacerebbe raccontarmi di Pietro che non porta mai a termine i suoi compiti.

Chiediti “ Non è che lasciando incompiuto il suo lavoro vuole farmi sapere che non ha il coraggio per potersi mettere alla prova fino in fondo?”

Capisco pure che vorresti dirmi di come Mattia sfida a tal punto da esasperarti fino a doverlo mandare fuori dall’aula. Domandati: “ Non è che questa peste di ragazzino voglia comunicarmi che ha paura di essere un alunno rifiutato? Non è che si fa rifiutare realmente per liberarsi così dall’ansia che gli crea il timore del disconoscimento?”

A me piacerebbe che guardassi con più attenzione Lucia che se non fa tutto giusto e non prende il massimo dei voti piange disperatamente, sia Irene che deve sempre alzare la mano per parlare, quasi non riuscisse a tenere ferme nella mente le idee e dovesse metterle fuori. C’è pure Gabriele che è capace di sbagliare tutta la verifica pur di finirla per primo e ancora Alice che è sempre con la testa fra le nuvole perché visto che questo mondo non le piace, se ne sta creando uno su misura.

Ogni tuo ragazzino ha dunque il suo disagio.

Sta a te scoprire in che maniera lo esprime e trovare il modo perché non si cristallizzi dentro di lui.

Lascia quindi che le loro paure ti tocchino veramente.

Fa in modo che la loro paura risuoni dentro di te, accoglila con curiosità e prova a pensare al significato dei vissuti che i tuoi alunni sanno suscitarti. Lo so che è difficile.

Nella vita però, nessuna cosa importante è facile da raggiungere.

Osserva attentamente il loro modo di agire e chiediti. “Perché adoperano queste modalità per interagire col mondo?

No, non devi spiegarlo, solo chiedertelo.

Sono proprio questi pensieri che possono arricchire il significato di ciò che vedi.

Se tu accetti di vivere realisticamente, i tuoi alunni accetteranno, a loro volta, la loro realtà di ragazzi ancora piccoli, limitati, umani.

E’ vero che il limite crea sofferenza, ma è proprio la capacità di fare i conti con i limiti che aiuta ad affrontare l’esistenza entro i suoi confini reali.

E’ una responsabilità che può impaurirti e turbarti, ma l’educare è pieno di preoccupazioni che servono per potersi occupare dell’altro.

Il disagio è creato dai contesti emotivi nei quali è immerso ogni ragazzo. Ma le relazioni, se creano disagio, sono anche quelle che possono curarlo.

Fai allora in modo che il tuo rapporto con la classe e le famiglie non ampli i disagi bensì le accolga, li comprenda e li restituisca arricchiti di significato. Questo aiuta a diventare più tolleranti con se stessi e perciò fa bene.

Ti auguro buon lavoro.

F. Berto